Una differenziazione significativa che permette di strutturare in modo più efficace l’educazione dei figli lungo tutto il loro percorso di crescita è quella tra codice materno e codice paterno. Questo concetto, che incrocia ambiti come l’antropologia, la pedagogia e la psicologia, descrive due approcci relazionali distinti nell’ambito dell’educazione dei figli. Questa distinzione risulta particolarmente utile per interpretare i comportamenti educativi e per adottare strategie adeguate alle diverse fasi evolutive.
Il codice materno si concentra maggiormente sull’accudimento e sulla soddisfazione dei bisogni immediati, il codice paterno si focalizza sul supporto nell’adattamento alle regole nei vari contesti della vita. A questo si aggiunge un elemento caratteristico legato al coraggio e alla capacità di affrontare le sfide.
Chi deve incarnare il codice materno e il codice paterno?
A chi si domanda se questi codici debbano necessariamente essere trasmessi dalla madre e dal padre, rispondo che non sono legati in modo rigido ai ruoli femminili e maschili. Certamente, soprattutto nelle prime fasi dopo la nascita, è preferibile che il codice materno venga incarnato dalla madre per offrire un senso di sicurezza primaria. Per il resto, queste due dimensioni dell’educazione non sono vincolate a specifiche identità di genere. Ciò che invece non può essere messo in discussione è la loro presenza, poiché risultano fondamentali per garantire un sano equilibrio nello sviluppo di bambini e adolescenti.
Alcuni esempi pratici
Può essere utile fare alcune distinzioni chiare e qualche esempio pratico per distinguere il codice materno dal codice paterno.
Il codice materno è più incentrato sul gratificare, soddisfare i bisogni, proteggere e garantire l’accudimento.
Il codice paterno è quello più propenso a dare responsabilità, stimolare alla conquista della vita, dare regole, porre limiti e suscitare coraggio.
Facendo alcuni esempi pratici, al codice materno afferisce un atteggiamento più propenso a dare soldi ai figli su richiesta, a seconda delle necessità. Sullo stesso tema, il codice paterno si incarna nel dare una cifra una volta ogni settimana, lasciando che sia il figlio o la figlia a decidere come gestirla.
Un secondo esempio riguarda le uscite. Attiene maggiormente al materno la richiesta di informazioni specifiche e di ricevere avvisi per ogni spostamento del figlio o della figlia, senza concordare un orario preciso ma tenendo la situazione costantemente monitorata. Concordare un orario di rientro e lasciare maggiori libertà nel lasso di tempo fuori casa è invece un comportamento che afferisce al codice paterno.

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Il parere di Silvia Vegetti Finzi
Come scrive Silvia Vegetti Finizi:
La dedizione materna, in quanto tende a soddisfare i bisogni ed evitare i rischi, non incentiva direttamente l’autonomia, ma costituisce quella base sicura dalla quale il bambino può ripartire perché sa di potervi tornare. Certo solo il codice materno non basta, occorre che a esso si coordini il codice paterno, portatore di divieti e di ingiunzioni, non arbitrari, bensì giustificati dal riferimento a valori condivisi. Ma il padre rappresenta sempre un secondo tempo rispetto all’immediatezza del legame originario, attestata dal parto. Perché un uomo diventi padre di un figlio non basta che abbia fecondato una donna: occorre che riceva da colei che ha reso madre un gesto di riconoscimento simbolico che da solo non si potrebbe dare.
S. Vege!i Finzi, Volere un figlio. La nuova maternità fra natura e scienza, Oscar Mondadori, Milano 1997, p. 47
Il gioco di squadra
È fondamentale saper gestire in modo efficace il gioco di squadra, lasciando che durante l’infanzia prevalga il codice materno e che nell’adolescenza emerga maggiormente quello paterno, senza però che uno annulli l’altro.
Questo equilibrio all’interno della coppia educativa deve essere costantemente mantenuto. In particolare durante l’adolescenza: così come ragazzi e ragazze non hanno bisogno di due figure che rappresentino il codice materno, allo stesso modo non necessitano di due codici paterni.
La dialettica educativa preserva l’armonia complessiva, permettendo ai figli di trovare un equilibrio e di percepire che l’approccio paterno include un profondo affetto accompagnato da fiducia e sostegno. Ribadisco con convinzione che dimostrare positività verso i figli non è mai un errore e che il rigore non deve trasformarsi in autoritarismo, rabbia, grida o punizioni.
È proprio grazie al dialogo continuo tra codice materno e codice paterno che si riesce a raggiungere questo equilibrio.
Testo ispirato dal nuovo libro di Daniele Novara dal titolo “Mollami! Educare i figli adolescenti e trovare la giusta distanza per farli crescere”