8 marzo, dalla parte delle bambine

Nella giornata dell’8 marzo, dedicata alla riflessione sulla condizione femminile, è importante ricordare il libro “Dalla parte delle bambine”
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L'8 marzo ricordiamoci di un testo fondamentale: dalla parte delle bambine

Nella giornata dell’8 marzo, dedicata alla riflessione sulla condizione femminile, è importante ricordare il libro di Elena Giannini Belotti, pubblicato nel 1973 dal titolo “Dalla parte delle bambine”. Il libro inizia con lo svelare ciò che nessuno aveva mai osato affermare in modo esplicito: l’ostilità nei confronti delle bambine fin dal momento della nascita.

Elena Gianni Belotti e l’8 marzo

Elena Giannini Belotti racconta nel suo libro che le famiglie desiderano un figlio maschio e che la delusione della nascita di una femmina, si traduce in atteggiamenti e convinzioni che rafforzano questa differenza. L’autrice li racconta ed elenca con dettagli nel libro. Esiste l’idea, per esempio, che le femmine piangano di più, quasi a giustificare una loro presunta fragilità innata, che partorire una femmina sia più doloroso. Si crede che i maschi nascano con maggiore forza, che si attaccano al seno con più energia rispetto alle femmine, considerate più deboli fin dal primo respiro. Qualunque atteggiamento di una bambina che risulta troppo vitale o fuori dagli schemi viene osteggiato, quasi a volerla riportare entro i limiti della dolcezza e della docilità imposta dal suo genere

Per compensare questa ‘mancanza’, alle femmine vengono attribuite caratteristiche che le rendano più accettabili: si dice che siano più affettuose, più grate, più carine, più civette. Si sottolinea come sia più soddisfacente vestirle, come facciano più compagnia in casa e aiutino di più nelle faccende domestiche. Un modo per giustificare e consolidare il loro ruolo secondario.

Elena Giannini Belotti riesce ad argomentare con un linguaggio diretto e semplice, come queste convinzioni siano in realtà, proiezioni culturali che alimentano stereotipi e condizionano il modo in cui le bambine vengono cresciute e percepite nella società.

Il valore di questo libro, da leggere non solo l’8 marzo, non sta solo nella denuncia di una verità scomoda, ma anche nell’aver messo in luce l’importanza dell’educazione nella costruzione del genere femminile e maschile.

Le cose sono cambiate?

Dagli anni Settanta a oggi, le cose sono cambiate in meglio: non esistono più, almeno in modo così evidente, le stesse rigidità nell’educazione di bambine e bambini. Tuttavia, certe dinamiche persistono, più sottili ma ancora radicate. Lo si vede, ad esempio, nel fatto che le bambine vengono ancora fortemente associate all’idea di cura del corpo e della bellezza. Oggi si stanno diffondendo sempre di più attività come i “party di trucco”, dove già in tenera età le bambine si truccano, mettono lo smalto, indossano vestiti che le avvicinano precocemente a modelli adulti, spesso sessualizzati. Parallelamente, i bambini vengono esposti sempre più ai videogiochi, con una netta prevalenza di quelli di guerra, che rinforzano modelli di forza e aggressività.

Possiamo, quindi, affermare che nonostante i progressi, la cornice culturale descritta nel libro sembra permanere, soprattutto perché queste differenze ci sembrano innocue, ma non lo sono e continuano ad influenzare la percezione di sé e del proprio ruolo nella società. E diciamolo sempre, non solo l’8 marzo.

Lo dimostra il divario che ancora oggi si riscontra nelle materie STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica). Nonostante le capacità siano le stesse, le ragazze tendono a ottenere risultati inferiori rispetto ai ragazzi in questi campi, non per mancanza di talento, ma per quella eredità culturale che continua a scoraggiarle o a spingerle verso altre discipline. La convinzione, anche implicita, che la logica e la tecnologia siano più “adatte” ai maschi è un retaggio che ancora oggi limita le scelte educative e professionali delle donne.

Cosa fare?

Quale messaggio ci arriva rileggendo “dalla parte delle bambine” e cosa possiamo fare per limitare sempre di più questa cornice di “ostilità” nei confronti delle bambine?

Da pedagogista affermo che dobbiamo, prima di tutto, restituire l’infanzia ai bambini e alle bambine, lasciarli liberi di giocare a giochi che nulla hanno a che fare con il mondo degli adulti. Non accelerare i tempi, non volerli vedere grandi a tutti i costi, per poi trattarli da “bambini” quando sono adolescenti.

Questo permetterà alle bambine, ma anche ai bambini di crescere liberi ed autonomi, di trovare la propria strada e il proprio posto nel mondo. Buon 8 marzo a tutti e tutte.

Testo di Antonella Gorrino, pedagogista e formatrice.

L'8 marzo ricordiamoci di un testo fondamentale: dalla parte delle bambine

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