Allattamento e smartphone: binomio pericoloso o opportunità?

È sempre più frequente vedere mamme che guardino lo smartphone mentre allattano. Si tratta di una pratica sostenibile?
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Allattamento e smartphone: un binomio dannoso o un'opportunità?

L’allattamento è un momento molto particolare, purtroppo al giorno d’oggi è sempre più frequente vedere mamme che guardino lo smartphone mentre allattano. Nel 2017 è stato inventato addirittura un porta biberon da attaccare al telefono per evitare ai genitori di doverlo tenere in mano! Tutto questo riguarda anche i papà, l’inventore ha proposto il dispositivo come aiuto per non perdere tempo mentre si allatta. Stiamo parlando di esagerazioni certo, ma l’abbinamento smartphone poppata è una realtà sempre più diffusa.

L’allattamento non è solo cibo

Mentre la mamma allatta, il bambino riceve il più grande nutrimento che non è ovviamente solo alimentare. La mamma (o il caregiver che si occupa del bambino), infatti, condivide con il piccolo l’attenzione, una qualità cognitiva alla base di tutti gli apprendimenti che si sviluppa stando in relazione. Come si può coniugare allattamento e smartphone? L’allattamento non solo è l’incontro di due corpi, della bocca con il seno, ma anche di due sguardi. Il neonato già dalla seconda settimana di vita inizia a mettere a fuoco dalla distanza ottimale di 30-40 cm, proprio quella dello sguardo durante l’allattamento; per lui lo sguardo è un primo specchio. Da parte sua la madre adatta inconsapevolmente la parola allo sguardo del bambino e, più tardi, ai suoi gesti e alle prime vocalizzazioni.

Anche se il piccolo non parla, “la madre costruisce il suo monologo come se fosse un dialogo” spiega Marie-Claude Bossière. Prima delle parole, ciò che nutre il neonato è l’attenzione. La madre, infatti, modifica continuamente le sue reazioni in modo da entrare in sintonia con lui. Nei primi due mesi di vita del bambino la relazione madre/figlio è dedicata alla regolazione fisiologica, ma i genitori l’accompagnano con sguardi e parole perché, spiega Daniel Stern, “attribuiscono intenzioni immediatamente ai loro piccoli”.

Gli studi a supporto

Seppur non specificatamente sul binomio allattamento e smartphone, dagli anni ’70 sono state acquisite delle conoscenze fondamentali. Per esempio, si è capito che il linguaggio infantile – da alcuni chiamato maternese o baby talk- ha delle proprietà universali: tonalità acute, sintassi semplificata, velocità ridotta e profilo tonale esagerato. Facce infantili o espressioni curiose ed esagerate vengono assunte da qualunque adulto quando guarda un neonato, così da catturarne l’attenzione. L’attenzione serve fin dall’inizio per imparare a parlare: la comprensione del linguaggio inizia subito e ha una fase importante tra i 9 e 12 mesi quando si discriminano i suoni della propria lingua madre.

Come ha dimostrato Patricia Kuhl, l’apprendimento dei suoni avviene dunque anche grazie all’attenzione condivisa e alla sintonizzazione emotiva, ed è precisamente il motivo per cui non si possono imparare lingue davanti a un video nei primi anni di vita. Ci vuole invece un contatto visivo, aggancio oculare; insomma, lo sguardo negli occhi. Questo sguardo è una caratteristica esclusiva degli esseri umani, poiché altri mammiferi (non addomesticati) lo usano prevalentemente come minaccia. Solo lo sguardo permette l’attenzione congiunta, alla base della capacità di condividere intenzioni e cooperare. La prima frase di un bambino può essere una parola e un gesto: “ahm” indicando un biscotto. La madre capisce: “voglio mangiare il biscotto”. Ma allora è già svezzato? Certo, ma l’apprendimento di intenzioni, gesti e suoni avviene nei mesi precedenti, nel faccia a faccia.


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Allattamento e Smartphone. Non è intelligente.

Prima dei due anni, perciò, non esistono modi intelligenti di usare i video. I pediatri di tutto il mondo – compresa l’OMS – dicono chiaramente che prima di allora non bisogna mostrare al bambino nessuno schermo. E’ necessario soprattutto sfatare il mito completamente infondato che, attraverso video in lingua straniera, i bambini di madrelingua italiana imparino l’inglese e quelli di madrelingua straniera l’italiano. Durante l’allattamento, l’esperienza dell’essere con la madre permette un dialogo attraverso le ripetizioni che culmina con la sintonizzazione degli affetti.

A questo proposito serve ricordare l’esperimento della still face (faccia immobile) proposto da Edward Tronick: veniva chiesto a delle mamme di mostrare al proprio bambino una faccia impassibile. Il piccolo iniziava allora ad arrabbiarsi, cercava di far reagire la madre in tutti modi, poi entrava in uno stato di stress e piangeva sempre più forte, fino a rassegnarsi. La faccia di una madre che guarda lo smartphone ha esattamente la stessa espressione inebetita priva di emotività. Per cui il bambino prima si arrabbia, poi si chiude, e la mancanza di reazione è ancora peggiore.

Se il tempo di allattamento costituisce dunque un terzo o un quarto del tempo di veglia di un lattante, è un momento di forte intimità necessario per sviluppare l’attenzione. Di certo non è il solo momento in cui l’attenzione si può sviluppare ma, specialmente nei primi mesi, sia per la frequenza sia per la distanza ottimale di focalizzazione, è molto importante.

Alcuni consigli pratici per evitare di allattare con lo smartphone

Non dedicare tempo a questo significa privare il piccolo delle relazioni umane, il suo nutrimento più importante. Cosa c’è allora di più importante che passare questo tempo con i propri figli, specialmente nei loro primi giorni, mesi, anni? Il tempo perso negli sguardi infantili non potrebbe essere quello più prezioso della vita?

• È importante, perciò, non utilizzare lo smartphone quando il bambino è sveglio e ha bisogno dell’attenzione del genitore.

• Avvisare amici e parenti che non si può rispondere sempre a messaggi e telefonate perché c’è una personcina che ha bisogno di attenzione!

• Silenziare lo smartphone e togliere le notifiche sono precauzioni necessarie. D’altronde si può sempre usare quando il bambino dorme, il che significa 16/18 ore al giorno…

• Quando si ricevono visite è utile spiegare agli altri adulti di fare altrettanto per godersi i momenti di attenzione condivisa.

• Non dare smartphone o telecomandi in mano a bambini/e prima dei 5 anni; è necessario evitare loro qualsiasi forma di schermo diretto prima dei 2 anni.

Se parliamo di allattamento, in conclusione, è indubbio che nel gioco di sguardi tra la madre e il bambino lo smartphone sia fuori posto.

Tratto dall’articolo “Allattamento: stop a ogni videoschermo!” di Simone Lanza, pubblicato sulle pagine della rivista “Conflitti”.

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