Codice paterno e codice materno, quali sono le differenze.

Focalizziamoci su cosa sono il codice paterno e il codice materno, sapendo che non devono essere per forza incarnati dal padre e dalla madre.
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Focalizziamoci su cosa sono il codice paterno e il codice materno, sapendo che non devono essere per forza incarnati dal padre e dalla madre.

L’organizzazione e l’approccio educativo tra padri e madri ha subito una frattura e si sta perdendo la compresenza di codice paterno e codice materno. Un tempo la famiglia si basava su una rigida separazione dei ruoli: al padre spettava l’autorità e il compito di far rispettare le regole, mentre alla madre veniva affidata la sfera dell’affetto e della cura. Questa rigida suddivisione ha spesso dato vita a figure autoritarie e tragiche, come il padre dispotico, il padre che usava la cinghia, o situazioni di violenza paterna sui figli.

Se questo approccio è stato fortunatamente abbandonato, oggi stiamo assistendo all’estremo opposto: padri che stentano a trovare il proprio ruolo, che si comportano come fossero coetanei dei propri figli, che non trovano posto nell’organizzazione educativa. Per questo motivo, è utile focalizzarsi su cosa siano il codice paterno e il codice materno, consapevoli che non debbano essere per forza incarnati dal padre e dalla madre ma che devono essere entrambi presenti in ogni fase dell’educazione dei figli e delle figlie. E, a seconda delle età, avere più o meno preponderanza.

La nascita del codice paterno

L’accudimento paterno, che porta allo sviluppo del codice paterno, ha una origine relativamente recente essendo nato con l’homo sapiens. A differenza di quanto accade nelle donne, negli uomini non si verificano cambiamenti fisici o neurologici legati alla genitorialità. Mentre la maternità è accompagnata da trasformazioni biologiche evidenti, come quelle ormonali e cerebrali, la paternità sembra invece derivare da un processo diverso, non radicato in un istinto innato ma piuttosto legato a fattori esterni.

In altre parole, il diventare padre e l’assumere un codice paterno sembrano derivare dall’accettazione consapevole di un codice etico e dall’impegno a prendersi carico di una responsabilità verso i figli. Si tratta di una scelta che coinvolge anche una dimensione affettiva, ma che parte da una decisione razionale e culturale piuttosto che da un impulso biologico.

Questo rende la paternità un’esperienza profondamente umana e culturale, costruita attraverso l’interazione sociale, l’educazione e l’elaborazione di valori personali. In questo senso, il codice paterno non è semplicemente il frutto di un istinto naturale, ma il risultato di un percorso di crescita individuale e di accettazione di un ruolo che comporta protezione, guida e amore.

Il codice paterno è solo del papà?

È fondamentale evitare un’interpretazione rigida di questi concetti, altrimenti si rischierebbe di pensare che un genitore solo, a causa di una separazione o di un lutto, non abbia le risorse necessarie per educare i propri figli in modo equilibrato. Sappiamo bene che non è così: molti genitori single riescono a garantire una crescita sana e armoniosa ai propri figli, adattandosi alle circostanze e integrando nella loro figura sia il codice materno che quello paterno.

Lo stesso discorso vale per le situazioni in cui la responsabilità educativa è affidata esclusivamente a figure femminili, come nel caso di famiglie monoparentali o contesti in cui le donne svolgono un ruolo predominante nella crescita dei figli. La presenza di entrambi i codici non è legata in modo imprescindibile alla presenza di due genitori di sesso opposto, ma alla capacità di integrare nella propria azione educativa gli elementi chiave di ciascun codice.

Le differenze

Quando parliamo di codice materno, infatti, non ci riferiamo esclusivamente alla madre in senso biologico, ma a un insieme di atteggiamenti e modalità relazionali basati sull’accoglienza, la protezione e la cura dei bisogni primari del bambino. Questo codice rappresenta la capacità di offrire conforto, sicurezza e un senso di appartenenza, elementi fondamentali soprattutto nelle prime fasi della crescita.

Dall’altra parte, il codice paterno non è semplicemente il ruolo del padre in quanto figura maschile, ma un insieme di caratteristiche educative che riguardano la fermezza, la guida e l’orientamento verso il mondo esterno. Esso si esprime attraverso la capacità di porre limiti, incoraggiare l’autonomia, trasmettere il valore delle regole e infondere nei figli il coraggio di affrontare le sfide della vita.

In definitiva, questi due codici non devono essere visti come entità rigide e separate, ma piuttosto come due dimensioni complementari dell’educazione, che possono essere incarnate in modi diversi a seconda delle circostanze. Un buon percorso educativo non dipende tanto dalla presenza fisica di entrambi i genitori, ma dalla capacità di garantire ai figli un equilibrio tra protezione e indipendenza, accoglienza e disciplina, affetto e guida.


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Il gioco di squadra tra codice paterno e materno

Per garantire una educazione equilibrata, è essenziale che il codice paterno e quello materno convivano in armonia. Tuttavia, questa armonia non deve essere intesa come qualcosa di statico o immutabile, ma piuttosto come un equilibrio dinamico, in continuo divenire. Si tratta di un processo in costante movimento, che non si risolve mai definitivamente ma si adatta alle esigenze e alle fasi di crescita dei figli.

Questa flessibilità richiede la capacità di affrontare e gestire i conflitti, senza evitarli o reprimerli. Il confronto, anche quando è acceso o scomodo, è infatti una componente imprescindibile della crescita. Proprio dal conflitto scaturiscono il movimento e l’energia vitale necessari per l’evoluzione personale e relazionale. Al contrario, evitare lo scontro per paura, soffocarlo con l’autorità o ignorarlo per debolezza significa bloccare il cambiamento e impedire lo sviluppo emotivo e psicologico, sia per i genitori che per i figli.

Quando nella coppia genitoriale c’è un forte legame affettivo e un accordo di fondo, mantenere questo equilibrio dinamico risulta più semplice. Tuttavia, quando si parla di ruoli e funzioni educative, la questione si complica. Non si tratta semplicemente di andare d’accordo, ma di integrare approcci diversi in modo costruttivo, senza che uno prevalga sull’altro se non in modo consapevole, in relazione alle età e alle specifiche situazioni. Il codice materno e quello paterno devono poter dialogare per creare quella tensione creativa che stimola la crescita e l’adattamento ai cambiamenti.

Accettare questa dialettica significa riconoscere che la genitorialità è un movimento continuo che richiede apertura mentale, disponibilità al confronto e una buona dose di flessibilità. Solo così si può accompagnare efficacemente lo sviluppo dei figli, offrendo loro un ambiente ricco di stimoli affettivi e relazionali.

Due esempi di codice paterno e materno

Il modo protettivo e avvolgente con cui una madre culla il neonato rappresenta il codice materno, offrendo al bambino sicurezza e protezione. Questo contatto rassicura il neonato, aiutandolo a superare l’innata paura di perdere l’appoggio e trasmettendogli amore e stabilità emotiva.

Quando il bambino cresce e acquisisce maggiore controllo del corpo, entra in gioco il codice paterno. Il padre, lanciando il bambino in aria e riprendendolo al volo, gli insegna a gestire l’incertezza e a sviluppare fiducia. Attraverso questo gioco, il bambino sperimenta il coraggio e l’audacia necessari per esplorare il mondo, imparando che l’ignoto può essere affrontato senza paura.

Il codice materno rassicura come una coppa che protegge e avvolge, mentre quello paterno incoraggia come una freccia che spinge verso l’indipendenza e l’avventura. Questi due approcci non si oppongono ma si integrano, offrendo al bambino un equilibrio tra sicurezza emotiva e desiderio di esplorazione.

Focalizziamoci su cosa sono il codice paterno e il codice materno, sapendo che non devono essere per forza incarnati dal padre e dalla madre.

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