Genitore amico: un problema educativo

Per i genitori, che non sono amici, è importante trovare a giusta distanza emotiva dai figli per guidarli e non asfissiarli.
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Genitori amici dei figli: una pratica da evitare

Può avere senso pretende di essere un genitore amico dei figli?
Educare deriva dal latino educere, cioè tirare fuori, ma anche allevare, condurre. Il compito di un genitore quindi è quello di tirar fuori dal bambino le sue potenzialità, le sue risorse e dall’altro lato quello di accompagnare il figlio lungo il percorso della vita. Accompagnare un figlio è sicuramente un compito arduo, passa per una strada non sempre facile ed attraversa una complessità determinata più dal confronto con l’esterno che da dinamiche interne alla coppia o alla famiglia. Educare oggi, per un genitore, è sostanzialmente trovare il giusto equilibrio. Stare in equilibrio è frutto di consapevolezza e competenza.

La giusta distanza emotiva

Per i genitori, che non sono amici, importante poter trovare quella giusta distanza emotiva dal proprio bambino che consenta a quest’ultimo di sentirsi guidato senza essere asfissiato. Oggi è difficile educare, soprattutto perché il costante confronto con il “fuori” porta a farsi continue domande sulla validità del proprio essere educatori. Come ricorda il grande Bettelheim, non può esistere un genitore perfetto, ci dobbiamo concentrare e lavorare per raggiungere lo stadio del genitore “quasi perfetto”.

Il concetto di genitore competente si misura proprio nella possibilità di saper stare in equilibrio: così come l’equilibrista sa camminare su di una fune bilanciando adeguatamente il peso, altrettanto il genitore dovrebbe avere nel suo carnet una serie di riflessioni, strategie, competenze atte a farlo stare sempre in equilibrio educativo. Saper creare il giusto dosaggio di affettività e normatività, coccole e richiami, concessioni e proibizioni, questo il segreto per poter consentire ai bambini e alle bambine di andare verso una loro avventura, autonoma ma protetta, responsabile ma normata. Per essere genitori, non amici.

L’amicizia non ci sta

Nell’equilibrio genitoriale, come si può intuire, non è contemplata l’essere amici con i figli. C’è bisogno di distanziamento, di distacco psicologico e educativo altrimenti si rischia di mettere in seria difficoltà chi deve crescere. L’amico deve sapere tutto di te e tuo padre e tua madre non possono essere le persone giuste. La fragilità adulta delle nuove generazioni genitoriali ha portato a un appiattimento delle distanze. Sono molti gli aspetti che hanno inciso nel creare questo tipo di situazione.

Genitore amico dei figli: il giovanilismo

Il mito dell’eternamente giovane ha creato una situazione tale per cui il nuovo adulto non accetta il tempo che passa, essere un genitore amico del figlio significa prolungare il più possibile la giovinezza. Chi ha figli adolescenti spesso si allea con loro cercando il più possibile di mettersi alla pari, di fare confronti, di usare gli stessi abiti (questo è un orgoglio di parecchie madri, entrare negli abiti delle figlie, prolungare un appeal e competere in qualche misura con loro).

Il mito dell’eternamente giovane non consente al figlio di vivere pienamente la propria età e diventa oggettivamente molto difficile rispettare regole e limiti se a darteli è una persona che vuole in tutti i modi competere con te su vari aspetti. Come ricorda Daniele Novara nei suoi libri, il tema del distanziamento generazionale è fondamentale. Mettersi alla pari dei figli – diventarne gli amici – è assolutamente incompatibile con l’azione educativa consapevole.

Un tema è, ad esempio, quello della chirurgia estetica. Madri e figlie (e talvolta anche i padri) approdano a queste tecniche per cambiare il loro aspetto. La dice lunga sull’accettazione di sé e dell’altro. L’estetica risolve le cose, le madri e i padri mantengono un aspetto giovane, ricorrono sempre più ai ritocchini dando un messaggio molto chiaro ai figli: non vogliamo invecchiare. La vita scorre senza lasciare segni.


Come fare a non cadere nella trappola del genitore amico?

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Ormai lontani dalla vecchia società patriarcale, occorre riposizionare i ruoli genitoriali. La maternità è stata descritta e analizzata in ogni suo aspetto, ma della paternità si conosce poco. Nel corso condotto da Antonella Gorrino intervengono Daniele NovaraFilippo Sani e Diego Miscioscia.


Niente frustrazioni

Franco Fornari, citando Spitz diceva: “Il dispiacere costituisce per la maturazione un’esperienza altrettanto importante quanto quella del piacere“. Ciò significa che scoprire di poter superare un piccolo ostacolo è assolutamente gratificante. Questo aspetto è molto carente nella genitorialità odierna, sempre Novara nei suoi testi ricorda l’importanza dell’infondere coraggio, nel saper educare alla possibilità di affrontare quello che la vita propone.

Per evitare di essere genitori amici dei figli è importante attrezzarsi a vivere il conflitto come risorsa. Una delle competenze fondamentali per crescere. Spesso il genitore amico non è capace di accettare il dispiacere del figlio, ogni frustrazione può diventare un possibile ostacolo a quell’armonia ricercata come modalità di relazione ottimale. Peccato che sia illusoria, senza conflitto non esiste confronto.

Durante il lockdown si sono esacerbati certi aspetti

La lunga convivenza, l’aver trattato i ragazzi come bambini piccoli, richiudendoli in casa, facendoli stare dentro un nido (nell’epoca in cui maggiormente dovrebbero cercare di volare lontano), proponendo attività tutte assieme appassionatamente ha creato un gap non indifferente. Molti adolescenti hanno risposto chiudendosi dentro la loro stanza. Molto spesso per sfuggire all’invadenza materna o paterna e molti genitori si sono sentiti traditi dal comportamento dei figli.

L’isolamento prolungato ha creato danni a vari livelli, i genitori si sono sentiti sempre più fragili e hanno abbassato ogni azione educativa spalmandosi sui bisogni presunti o reali dei figli. Il disorientamento ha causato sovente un annullamento dei ruoli e dei piani di confronto e il conflitto è stato evitato in nome della buona armonia. Il genitore amico ha preso piede.

Ovviamente, chi aveva in casa un adolescente, si è trovato spesso a dover gestire una rabbia e un’aggressività potente determinata dal contesto. Ma anche dall’essere stati privati di figure di riferimento forti, ferme, autorevoli. Spesso è capitato che ragazzi si fossero sfogati abbattendo porte, rompendo mobili, aggredendo i genitori stessi, ritenuti amici, alla pari, incapaci di creare un argine e un aiuto concreto per crescere.

Il fenomeno continua

Certamente il fenomeno del genitore amico non è nato con la pandemia. I comportamenti legati a una sorta di appiattimento generazionale sono stati preparati da tempo, complici una società dell’immagine che propone modelli distorti e confusivi, spesso concentrati sull’apparire e molto poco sull’essere.

La frequentazione spasmodica dei social da parte di adulti ha spesso portato via il posto ai figli, l’intromissione dentro logiche giovanili e infantili ha causato vuoti educativi significativi.

Come riprendersi? Come risolvere la questione? La risposta non è semplice, senza dubbio un lavoro sulla consapevolezza del ruolo genitoriale è fondamentale. A ogni età la giusta risposta, a ogni età il corretto approccio ma soprattutto a ogni età la giusta distanza.

Testo tratto dall’articolo “Genitore amico: un problema educativo” di Paola Cosolo Marangon pubblicato sulla rivista “Conflitti”

Genitori amici dei figli: una pratica da evitare

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