Silenzio attivo: di cosa stiamo parlando?

Il silenzio attivo parte dall'idea di sottrarre piuttosto che aggiungere: sospendere momentaneamente la comunicazione in alcune circostanze.
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Articolo per approfondire il tema sul Silenzio Attivo

La tecnica del silenzio attivo, ideata da Daniele Novara, parte dall’idea di sottrarre piuttosto che aggiungere. Semplificando, la proposta è quella di sospendere provvisoriamente la comunicazione in determinate circostanze.

Cos’è il silenzio attivo

Il silenzio attivo è un metodo di comunicazione.
Il genitore esprime il proprio disappunto non attraverso parole, lunghe spiegazioni, insistenze, rimproveri o urla, ma invece adottando un approccio pratico e tangibile, ovvero il silenzio. Questo consiste nell’interruzione temporanea del dialogo per un periodo definito.

Per comprenderne il funzionamento, possiamo paragonarlo a un semaforo rosso, un dispositivo che gestisce il flusso dei veicoli in un incrocio specifico. Si tratta di uno strumento con una funzione chiara e tecnica. Allo stesso modo, il silenzio attivo rappresenta un segnale inequivocabile da parte dei genitori per indicare che si è verificato uno sconfinamento.

Cosa non è il silenzio attivo

Non è una punizione. Non si tratta di punire i figli con il silenzio perché si sono comportati male. La punizione ha un fondo mortificatorio che non appartiene a questa tecnica.

Non è un ricatto. Non c’è ricatto nel silenzio attivo, non si intende creare un do ut des: «Riprendo a parlarti quando finalmente…». Non siamo in questa formula. Il ricatto è un puro e semplice meccanismo o
dispositivo di minaccia. Il silenzio attivo no.

Non è una ritorsione. Non si tratta di rintuzzare ciò che fa il figlio con qualcos’altro, non è questo.

Non è una reazione emotiva. È forse questo l’elemento più importante e anche più difficile perché il silenzio attivo si usa in situazioni particolari che agiscono a livello emotivo perché provocano un dolore, a volte anche rabbia, tristezza. Prendere atto che il figlio ne ha combinata una, o comunque ha avuto un comportamento sbagliato, genera una sensazione emotiva importante e spesso difficile da controllare. Questa tecnica comunicativa si utilizza proprio per arginare quell’esplosione. Agisce nella logica di risolvere la tensione sul piano pratico.


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Quando si utilizza il silenzio attivo.

L’applicazione più frequente si verifica in situazioni di aggressività da parte degli adolescenti nei confronti dei genitori, che possono manifestarsi attraverso insulti, eccessi verbali o, in casi estremi, anche atti fisici.

Questo metodo si dimostra efficace anche in caso di infrazioni rilevanti, come il mancato rispetto delle responsabilità domestiche condivise o l’assenza ingiustificata da scuola in varie forme. Anche se oggi questa pratica risulta più complessa a causa dei sistemi di controllo sempre più avanzati, come i badge e il registro elettronico.

Le infrazioni possono riguardare anche altri ambiti, come il consumo di alcol, tabacco o sostanze vietate. Un altro esempio è il superamento degli orari consentiti, soprattutto di notte, quando intorno ai quindici o sedici anni iniziano le prime uscite significative, specialmente nei fine settimana.

Quali sono le condizioni di utilizzo del silenzio attivo.

L’efficacia del silenzio attivo dipende in gran parte dal livello di coesione tra i genitori. Se applicato senza una strategia condivisa, il suo impatto si riduce notevolmente. Questo aspetto può risultare più complesso, ma non irrealizzabile, nei casi di separazione o quando un solo genitore si trova a gestire il rapporto con il figlio o i figli.

Non può essere considerato un metodo da usare in modo impulsivo e senza criterio. Deve essere impiegato con moderazione, come uno strumento comunicativo prezioso, riservandolo esclusivamente a situazioni rilevanti, proprio per sottolinearne la sua natura eccezionale.

Per quanto riguarda l’età, questo approccio risulta particolarmente efficace tra gli undici e i quindici anni, con una certa validità anche fino ai sedici. Tuttavia, intorno ai diciassette anni, il suo effetto sorpresa inizia a svanire. Questa tecnica perde di incisività quando i ragazzi superano i sedici anni, poiché il loro interesse nei confronti dei genitori tende a diminuire.

Testo ispirato dal libro “Mollami! Educare i figli adolescenti e trovare la giusta distanza per farli crescere” di Daniele Novara

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