Nel lettone con mamma e papà?

Lettone sì o lettone no? Parliamo di un tema che coinvolge tantissimi genitori, sollevando dubbi e domande.
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Nei primi mesi, risulta una vera comodità tenere la culla a portata di mano per allattare di notte. Anche dormire nel lettone a un certo punto può risultare utile. Verso i 3 anni però tutto si complica: la prima volta che succede i genitori pensano che sia una situazione estemporanea (un brutto sogno, la paura del buio, l’aver sentito un rumore, un po’ di febbre) e non vietano certo al bambino di intrufolarsi tra loro. Ma non sanno che da quel momento il piccolo tornerà imperterrito tutte le notti a chiedere ospitalità.

Le giustificazioni

Le giustificazioni per cui non lo si riporta nel suo letto sono le più disparate: «Dorme così bene nel lettone, mi dispiace spostarlo» oppure «Così se si sveglia non ci dobbiamo alzare» e ancora «Non lo vedo tutto il giorno, almeno sto con lui durante la notte», «Non mi sento di traumatizzarlo lasciandolo solo nella sua cameretta». L’equivoco che porta a prolungare eccessivamente la permanenza dei bambini
nel lettone dei genitori nasce dall’idea che educare sia stare vicini ai figli.


Si risponde quindi a un bisogno di vicinanza, protezione e promiscuità che rischia di sconfinare inducendo addirittura i figli a mettersi alla pari con gli adulti. Si consente loro di invadere quello spazio di intimità della coppia genitoriale che è anche una coppia sentimentale. I bambini, a questa età, dovrebbero invece stare al loro posto, vivendo questa necessaria frustrazione come momento di crescita.

Gli effetti negativi dopo i 3 anni

I bambini che tutte le notti, o quasi, occupano lo spazio della vita di coppia, vivono un’esperienza molto equivoca che deriva dal desiderio di mantenere una relazione anche nelle ore notturne. Il lettone dopo i 3 anni li spinge a inserirsi nell’intimità dei genitori, instaurando un legame assolutamente improprio con uno dei due. Questa richiesta appare tranquillizzante, ma nella realtà crea uno stress notevole. A 3-4 anni e oltre (purtroppo anche a 12-13 anni), i bambini dovrebbero aver superato la fase del cosiddetto “complesso edipico” di cui parla Sigmund Freud.


Com’è noto, in questo periodo, maschi e femmine cercano di fidanzarsi con i genitori e, nel quarto anno di vita, l’arrivo nel lettone è dettato dal desiderio di andare in quella direzione. Sono tanti i piccoli che dicono alla mamma: «Mamma, ti voglio bene e quando sarò grande voglio sposarti. Anzi, mamma, ti sposo subito». Lo stesso vale per il papà. L’idea del “fidanzamento” è quanto di meno auspicabile ci possa essere perché i genitori hanno anzitutto una responsabilità educativa. Dare corda a questo gioco risulta molto disturbante, una sorta di pseudo confidenza che, appena si cercherà di modificarla, potrebbe generare nei piccoli una sensazione di rifiuto.


Molto meglio essere chiari e stabilire un confine certo che permetta loro di sapere qual è lo spazio che possono frequentare liberamente rispetto a quelli non consentiti.


Immagine di un gioco utilizzato per il corso online CPP Le regole per educare alla libertà

Ma quanto è giusto concedere ai propri figli? E quando bisogna trovare metodi per arginare la loro esuberanza?

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Come prepararsi alla scuola

Il bambino che dorme nel lettone sviluppa una scarsa considerazione dell’autorità degli insegnanti e dimostra una limitata predisposizione al contenimento emotivo. Fatica a rispettare le consegne scolastiche e a volte a interagire con i compagni.

Dopo i 3 anni, dormire con i genitori potrebbe impedire al bambino di vivere positivamente i comportamenti infantili della sua età, sentendosi quasi un piccolo adulto perennemente fuori posto.

Due consigli pratici

I figli vogliono che voi genitori facciate i genitori, niente di più, niente di meno.
L’eccessiva intimità, il rimanere a letto con voi a lungo può indurli a sentirsi liberi di insultarvi, se non addirittura di mettervi le mani addosso. Non concedeteglielo!

Fuori il papà!!!
Il maschietto vuole fidanzarsi con la mamma e quindi si butta nel lettone dicendo al papà di andarsene. Ci sono padri che cedono letteralmente il posto al piccolo e si arrangiano sul divano o in cameretta, per stare più comodi e riuscire a dormire. Non assecondate questa pretesa.

Testo tratto dal libretto pedagogico “Educati e Felici 0-6

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