Per affrontare il tema del senso di colpa, vi propongo una storia. Agnese nel momento del nostro primo incontro, ha da poco compiuto 32 anni. Mi colpiscono i suoi occhi grandi in cerca di conferme e rassicurazioni e il suo aspetto gracile, un po’ infantile.
Viene inviata dal suo Padre Spirituale che la conosce dall’adolescenza. Precedentemente è stata seguita da uno psichiatra e da uno psicoterapeuta per problemi di ansia che aveva imparato a gestire, ma da quando ha iniziato la convivenza con Andrea, l’ansia è tornata insieme alla paura di sbagliare e a tante altre emozioni ingombranti e minacciose che non riesce a gestire.
- La ricerca d’amore
- Il bisogno di appartenenza
- Il confronto con la propria identità
- La trasformazione e il superamento del senso di colpa
La ricerca d’amore e il senso di colpa
Nel nostro primo incontro si esprime così:
“È come se io vivessi per cercare dovunque, proprio dovunque l’affetto, l’essere amata incondizionatamente. Sono assetata d’amore, non riesco ad accontentarmi, non riesco a fermarmi… e poi quando qualcuno mi vuole bene, dimostra di volermi bene veramente, mi spavento”. Mi colpisce l’intensa modalità espressiva, il desiderio profondo e struggente, come una fame antica che ha origini lontane”.
Racconta spontaneamente che poco dopo la sua nascita la madre si accorge del tradimento del marito. Per diversi anni vivono da separati in casa, lui dorme sul divano e nel weekend raggiunge l’altra donna che ha sposato dopo tanto tempo; riescono a divorziare solamente 6 anni fa. La madre non si è mai rassegnata, non si è più innamorata e a detta di Agnese:
Se mio padre tornasse, lei lo riprenderebbe. Mi ha trasmesso che il matrimonio può essere solo uno e che dura tutta la vita. Ha covato tanto rancore e lo ha scaricato su di me. Si è ammalata ripetutamente pretendendo le mie cure… sento che per vivere devo staccarmi da lei, ma è molto difficile.
Agnese cerca di liberarsi dal senso di colpa che la fa sentire responsabile dell’infelicità della madre e colpevole di amare il padre che alla fine è riuscito a scegliere di vivere con la persona di cui si era innamorato.
Il bisogno di appartenenza e il senso di colpa
L’amore per il padre convive anche con l’ambivalenza e con i ricordi infantili delle sue assenze, dove lei doveva contenere, controllare e sedare le angosce materne. Un impegno molto gravoso, ma Agnese è anche dotata di una buona energia vitale che l’ha spinta fortunatamente fuori dal contesto familiare.
Nel periodo adolescenziale, Agnese aveva cercato nuove famiglie e appartenenze. Per diverso tempo era stata alla ricerca di contesti diversi e protettivi: il gruppo parrocchiale, quello di volontariato, quello lavorativo ed anche l’aspirazione di entrare a far parte di una Comunità di famiglie come luogo di vita con il suo compagno.
Risulta evidente la tendenza a costruire relazioni tali da aiutarla a mantenere attorno a sé un universo capace di supportarla, di contenere la sua ansia, di compensare le mancanze, di offrirle la possibilità di incontrare la “matrice” materna. Tuttavia, quei contesti non sono bastati: il senso di colpa che la lega alla madre continua a condizionarla.

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Il confronto con la propria identità e il senso di colpa
Agnese si presenta al gruppo riflettendo sulla sua identità, sulla fatica nel fare delle scelte e sulla legittimazione di avere una vita autonoma dalla madre. Chiede di essere sostenuta nell’arginare il suo senso di colpa:
Quando ero più giovane e prima delle precedenti terapie, mettevo da parte la mia vera realtà, cercavo di viverne un’altra, era come se non esistessi, non facevo mai delle scelte. Cercavo di essere buona a tutti i costi, non riuscivo a reggere nessun conflitto, avevo paura della mia aggressività ed ero costantemente attraversata dal senso di colpa. La decisione di uscire di casa è stata molto sofferta. Ho firmato il contratto, ma ci ho messo un anno prima di decidermi, temevo che mia madre sarebbe morta subito dopo.
Agnese parla al passato, ma questo vissuto, seppur consapevole, è ancora attivo. E si manifesta nella relazione con Andrea con cui sono nate alcune difficoltà rispetto alla sfera dell’intimità.
La trasformazione e il superamento del senso di colpa
Questi problemi a poco a poco si ridimensioneranno nel momento in cui riuscirà, dopo alcuni mesi dall’inizio del percorso, a dire a sua madre attraverso la tecnica della sedia vuota quello che non era mai riuscita ad esplicitare prima:
Avevo la febbre alta, ti avevo chiamata perché volevo una carezza e tu mi hai detto di non romperti le scatole perché dovevi guardare la TV… non potevo avvicinarmi fisicamente a te, non mi abbracciavi, non ne eri capace, eri sempre stanca ed io mi sentivo in colpa perché avevo bisogno d’affetto e invece dovevo far finta di non averne bisogno, dovevo fare la dura e ancora adesso mi colpevolizzi perché sei gelosa di Andrea e sembra quasi che non ti interessi la mia felicità.
Agnese dice quello che non ha mai detto, riesce a mettere fuori di sé la rabbia e il dolore ricevendo il sostegno e la condivisione delle compagne e compagni di gruppo. Scopre che anche altri hanno avuto esperienze simili e può specchiarsi e rispecchiarsi ripetutamente con l’altrui umanità per tutto il tempo della durata del percorso.
Dopo qualche mese dalla conclusione, mi comunica con grande gioia che aspetta un bambino. Agnese ha smesso di essere madre della propria madre e ha imparato a diventare madre della sua bambina interiore. Ora può accogliere una nuova vita dentro di sé e diventare madre di un altro da sé, finalmente libera dal senso di colpa che la teneva legata al passato.
Tratto dall’articolo “La storia di Agnese. Ritrovare la madre dentro di sé” di Anna Boeri pubblicato sulla nostra rivista “Conflitti“